La fuga da Maze Prison del 25 settembre 1983 resta uno degli episodi più clamorosi dei Troubles: 38 detenuti dell’IRA riuscirono a evadere da un carcere considerato quasi inespugnabile.
Più che i dibattiti istituzionali, sono i singoli fatti a testimoniare il clima di un periodo storico. La fuga da Maze Prison è, in questo senso, un episodio emblematico della tensione nordirlandese. Il 25 settembre 1983 il carcere conosciuto anche come Long Kesh, a ovest di Belfast, diventò il teatro di un’evasione che colpì l’opinione pubblica britannica e trasformò per ore un penitenziario ritenuto quasi inespugnabile in un simbolo di caos, violenza e fallimento della sicurezza.
Quel giorno a fuggire furono 38 detenuti dell’IRA Provisional, rinchiusi nell’H-Block 7 del complesso. La Maze era un luogo centrale nei Troubles, con una popolazione carceraria divisa lungo linee paramilitari e un peso enorme anche sul piano simbolico. Proprio per questo, l’evasione non fu letta soltanto come un fatto di cronaca, ma come un colpo durissimo all’autorità britannica in Irlanda del Nord.

Maze Prison: come avvenne la fuga e perché il carcere crollò dall’interno
Secondo la ricostruzione ufficiale, nel primo pomeriggio del 25 settembre alcuni detenuti tirarono fuori delle armi introdotte clandestinamente nel carcere e presero il controllo del blocco. Uno degli ufficiali nella sala di controllo centrale venne colpito alla testa, altri furono immobilizzati e alcuni detenuti riuscirono persino a indossare le uniformi del personale. Fu il passaggio decisivo che consentì al piano di proseguire senza far scattare subito un allarme efficace.
Poco dopo, i fuggitivi sequestrarono un furgone per la distribuzione dei pasti e costrinsero l’autista, sotto la minaccia delle armi, a portarli fino al cancello principale. Da lì scoppiò uno scontro durissimo con il personale del carcere. Diversi agenti rimasero feriti e un ufficiale penitenziario, James Ferris, morì durante quelle fasi concitate. Alla fine i detenuti aprirono il varco e tentarono la fuga a piedi, mentre dall’esterno cominciava già la caccia all’uomo.
La caccia ai fuggitivi e le conseguenze politiche del caso
La reazione delle autorità fu immediata. Dieci evasi vennero ripresi quasi subito e altri nove furono catturati nei giorni successivi, ma 19 restarono ancora in libertà dopo il primo giro di ricerche. L’episodio provocò un’ondata di polemiche enorme, perché mostrò falle gravissime in una struttura che avrebbe dovuto rappresentare il massimo livello di sicurezza in un territorio già segnato dalla lotta armata.
L’inchiesta guidata da Sir James Hennessy fu severissima. Il rapporto parlò di carenze nella gestione, nella sicurezza fisica del carcere e nei controlli, fino al punto da attribuire responsabilità pesanti ai vertici dell’istituto. Dopo la pubblicazione del report, il governatore del Maze si dimise, mentre il governo britannico escluse dimissioni ministeriali. È anche per questo che la fuga da Maze Prison continua ancora oggi a essere ricordata come molto più di una semplice evasione: fu uno choc politico e simbolico, capace di mostrare quanto il conflitto nordirlandese fosse entrato perfino dentro le mura del carcere più protetto della regione.